🖼️ SINAGRARTE 2026 - CALA IL SIPARIO SULLA QUINTA EDIZIONE 🖼️ Forse è proprio questa l’immagine che meglio racconta la...

Scritto il 24/08/2026
da Comune Di Sinagra

🖼️ SINAGRARTE 2026 - CALA IL SIPARIO SULLA QUINTA EDIZIONE 🖼️
Forse è proprio questa l’immagine che meglio racconta la conclusione della quinta edizione di SinagrArte, la collettiva di arte contemporanea promossa dal Comune di Sinagra in collaborazione con la Pro Loco.
Perché l’edizione 2026 ha provato, più delle precedenti, a superare fisicamente i confini delle sale espositive, portando opere, laboratori e occasioni di incontro dentro il paese e facendo della bellezza non soltanto qualcosa da osservare, ma un possibile strumento di partecipazione.
Il finissage di venerdì 21 agosto ha messo il punto a un percorso che lascia soddisfatto il direttore artistico Filippo Puglia, soprattutto per la risposta del pubblico e per la qualità complessiva raggiunta dalla manifestazione.
«Con il finissage abbiamo chiuso le porte di SinagrArte 2026 e possiamo ritenerci soddisfatti per tutto il lavoro svolto, per l’affluenza del pubblico e per il livello raggiunto grazie alla partecipazione di artisti di grande talento e con curriculum notevoli», è il suo primo bilancio.
Una soddisfazione che non diventa, però, appagamento. Già all'inaugurazione Puglia aveva indicato chiaramente la direzione: «Abbiamo raggiunto un bel livello quest’anno, ma il prossimo dobbiamo fare il salto, alzare ancora l’asticella. So già quello che dobbiamo fare».
Ed è probabilmente questa inquietudine positiva, questo rifiuto di considerare raggiunto il traguardo, uno degli elementi più interessanti di SinagrArte.
Quando una mostra decide di uscire dal Palazzo
La quinta edizione ha segnato infatti un passaggio importante. Alla collettiva ospitata nello storico Palazzo Barone Salleo sono stati affiancati nuovi momenti: Una Piazza d’Arte, il workshop di pittura e SinagrArte Junior. Non semplici eventi collaterali, ma tasselli di un progetto che punta progressivamente a coinvolgere l'intera comunità.
«Abbiamo deciso di esportare l’arte al di fuori di Palazzo Salleo – spiega Puglia – perché vogliamo raccontare la bellezza cercando di coinvolgere la cittadinanza».
Una scelta che cambia anche la prospettiva della manifestazione. L’arte non rimane confinata nel luogo deputato ad accoglierla, aspettando il visitatore. Gli va incontro. Entra negli spazi urbani, intercetta chi magari a una mostra non sarebbe mai entrato, diventa parte del paesaggio quotidiano. È il concetto sul quale hanno insistito anche l’assessore alla Cultura Marzia Mancuso e il vicesindaco Guglielmo Lacava: utilizzare la creatività per rigenerare gli spazi significa creare un dialogo nuovo tra un paese e chi lo abita.
La bellezza come antidoto alla rassegnazione
Dietro SinagrArte c’è però un pensiero che va oltre l’organizzazione di una rassegna. Puglia lo riconduce alle parole di Peppino Impastato e alla sua idea della bellezza come «arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà». Una bellezza alla quale bisogna educarsi affinché «rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore». Non una citazione ornamentale, ma quasi il manifesto culturale della rassegna.
«Questa frase è il nostro obiettivo – sottolinea il direttore artistico – partendo da una riflessione profonda su noi stessi, sul nostro io interiore, scavando dentro il proprio essere per far uscire il bello che abbiamo».
Ed è qui che il discorso di SinagrArte diventa anche civile. Il sindaco Nino Musca, già durante l’apertura della manifestazione, aveva parlato della necessità di costruire un vero presidio di libertà creativa e di educare lo sguardo alla profondità dell’autenticità. Una ricerca della bellezza contrapposta al brutto e, soprattutto, all’assuefazione alla mediocrità. Perché ci si abitua al degrado. Ci si abitua alle cose fatte male, agli spazi abbandonati, alla sciatteria. E a forza di abituarsi si finisce perfino per non vederli più.
L’arte, allora, può servire anche a questo: ricominciare a vedere.
Puglia e il racconto delle radici
All'interno della collettiva lo stesso Filippo Puglia ha scelto quest'anno di affidare alla fotografia una riflessione sull’architettura arabo-normanna siciliana. Una ricerca sulle contaminazioni che hanno costruito l’identità dell’Isola.
«Ho voluto raccontare l’architettura arabo-normanna proprio per condividere quelle che sono le nostre origini e quello che i popoli antichi ci hanno tramandato», racconta.
Il riferimento è alla capacità della Sicilia di trasformare conquiste, incontri e perfino conflitti in contaminazione culturale. Normanni, arabi, sicelioti e le altre civiltà che hanno attraversato l’Isola hanno lasciato linguaggi, architetture e forme artistiche capaci di fondersi fino a generare qualcosa di nuovo.
Un messaggio che, dentro una collettiva contemporanea, acquista un significato particolare: non esiste futuro culturale senza consapevolezza delle proprie radici, ma le radici hanno senso soltanto se continuano a produrre nuovi rami.
Anche la musica ha accompagnato idealmente il percorso dell’edizione 2026.
SinagrArte si era aperta con il sassofono e il jazz del maestro Gioacchino De Carlo. Si è conclusa con le sonorità del duo acustico Mammana-Agnello, che durante il finissage ha riportato il pubblico verso la musica popolare.
Due linguaggi apparentemente lontani, utilizzati per raccontare lo stesso concetto. «Anche questo – osserva Puglia – fa parte del nostro modo di raccontare e condividere la bellezza, cercandola, in questo caso, nella musica e nelle nostre origini».
Una sorta di cerchio: dalla contaminazione del jazz alla memoria musicale siciliana.
Quarantatré artisti e molti linguaggi
A dare sostanza alla quinta edizione è stata soprattutto la presenza di un gruppo numeroso ed eterogeneo di artisti.
Hanno esposto Simona Albini, Roberto Antonazzo, Fabio Badani, Catena Biagia Ballarino, Vittorio Ballato, Antonello Bonanno Conti, Sabrina Busà, Nicola Chiaramonte, Loredana Castrovinci, Carmen Crisafulli, Enzo Currò, Silvia De Pasquale, Giacinta Fazio, Milo Floramo, Giosué Tindaro Galletto, Antonino Gaglio, Alessandro Gulino, Antonio Limoncelli, Evgenia Kondratyuk, Benedetta Luca, Sergio Lupo, Marzia Mancuso, Marco Mammana, Pasquale Marino, Il Moro di Sicilia, Pippo Nania, Anna Parisi, Evelyn Piazza, Giuseppe Pizzardi, Filippo Puglia, Peppe Rametta, Lella Raimondi, Pippo Romeo, Giulio Santoro, Massimo Scaffidi, Simona Scaffidi, Andrea Seminara, Ilia Sili, Antonio Sirna, Patrizia Tempestilli, Irene Urbino, Riccardo Velluto e Salvatore Zingales.
Personalità, esperienze e linguaggi differenti che hanno dato alla collettiva quella pluralità che è ormai uno dei suoi tratti distintivi.
Enza Mola: «Quando si fa cultura, un paese cresce»
Nel bilancio conclusivo c'è anche la Pro Loco, che ha condiviso con l'Amministrazione comunale l'organizzazione dell'iniziativa. La presidente Enza Mola guarda già all'edizione successiva: «Ringrazio tutti gli artisti che hanno partecipato a SinagrArte, l’Amministrazione comunale e il direttore artistico. Quando si fa cultura, un paese cresce. La Pro Loco di Sinagra da anni investe nelle manifestazioni culturali. Spero che il prossimo anno riusciremo davvero a organizzarci per tempo e a volare in alto». Parole che si incrociano con quelle pronunciate da Puglia all'inizio della manifestazione: alzare l'asticella, fare il salto.
Il giornalista Massimo Scaffidi aveva invece inserito SinagrArte nel percorso di quella che ha definito una “rivoluzione gentile” avviata dall'Amministrazione Musca: non soltanto ricerca di finanziamenti e realizzazione di opere, ma il tentativo di produrre un cambiamento culturale che renda un piccolo centro dei Nebrodi attrattivo per chi ci vive, per i giovani e per chi potrebbe decidere di investirvi.
Si chiude Palazzo Salleo. Non SinagrArte
I ringraziamenti finali di Filippo Puglia vanno agli artisti, al sindaco Nino Musca, al vicesindaco Guglielmo Lacava, all'assessore Marzia Mancuso, alla presidente della Pro Loco Enza Mola, a Massimo Scaffidi, a quanti hanno lavorato alla manifestazione e, soprattutto, alla comunità sinagrese. Ed è proprio qui che il finissage smette di essere soltanto la cronaca della chiusura di una mostra. Perché SinagrArte 2026 è finita, ma il progetto sembra essere appena entrato in una fase nuova.
Puglia dice di sapere già cosa bisognerà fare. Enza Mola spera che il prossimo anno si possa «volare in alto». Ma se l'obiettivo era portare un po' di quella bellezza fuori dalle sale, tra le strade e dentro la quotidianità di Sinagra, allora la vera misura del successo della quinta edizione comincia proprio adesso.
CHIUSURA MOSTRA SINAGRART
La nota della Pro Loco
Sabato 22 agosto, cerimonia conclusiva a Palazzo SalleoSi è conclusa sabato 22 agosto, negli spazi antistanti Palazzo Salleo, la mostra SinagART.
A conclusione dell’esposizione sono intervenuti per il loro saluto e ringraziamento: il Direttore della mostra Filippo Puglia, il Sindaco di Sinagra Nino Musca, l’Assessore alla Cultura Marzia Mancuso, il Vicesindaco Guglielmo La Cava e la Presidente della Pro Loco Vincenza Mola. A seguire è intervenuta la critica d’arte Sara Fosco, che ha offerto preziosi suggerimenti in merito alla mostra. Presenti anche la signora Milena Bari e sua figlia, che hanno consegnato un premio in denaro all’artista Antonello Bonomo per ricordare il compianto Antonino Schepis. La manifestazione si è conclusa con la consegna degli attestati al Maestro di musica jazz Gioacchino De Carlo e a tutti gli artisti partecipanti alla mostra. La serata è stata allietata dalla musica del duo Marco Mammana e Antonio Agnello.
La Presidente della Pro Loco Vincenza Mola ringrazia tutti gli artisti che hanno partecipato a SinagrART, l’Amministrazione Comunale e il Direttore Artistico.:“Quando si fa cultura, un paese cresce. La Pro Loco di Sinagra da anni investe nelle manifestazioni culturali. Spero che il prossimo anno riusciremo davvero a organizzarci per tempo e a volare in alto.”
🏛️ Sinagra, 24/8/2026