LA CULTURA E' DI TUTTI.
[…] Ci rivolgiamo ai giovani che possono trovare nella cultura, occupazione, reddito, valorizzazione della loro intelligenza.
Non possiamo pensare alle nostre biblioteche ed ai musei come a parcheggi desolati di polvere ed acari. Noi oggi abbiamo salvato la cultura dall’invecchiamento del tempo. La cultura deve vivere sempre e gli animi non devono surriscaldarsi soltanto quando altri intendono prendersene cura.
Abbiamo realizzato questa opera in nome di un riscatto civile e sociale, non solo politico verso chi diceva che questo giorno non sarebbe mai arrivato.
E’ un capovolgimento di prospettiva che ribalta gli schemi gerarchici della scala sociale. Una classe popolare (possiamo usare questo termine o è proibito?) che gestisce spazi e risorse culturali, non per forza deve dipendere dal mecenatismo dell’aristocrazia di turno che pretende di rendere immutabile i rapporti sociali.
L’apertura del palazzo della cultura e soprattutto la sua titolarità pubblica dimostra che quando vi sono amministrazioni oneste, lungimiranti, implacabili le risorse pubbliche non generano perdite ma grandi opportunità, identiche per tutte e tutti.
Perciò abbiamo messo i libri in vetrina, per avvicinare il sapere all’uomo di strada che spesso è attratto dalle vetrine, solo per consumare, spendere, arricchire gli altri. Qui, al palazzo della cultura del Comune di Polistena non c’è niente da comprare, non c’è nessuno da arricchire, semmai è il contrario. Abbiamo creato un luogo dove chi lo frequenta arricchisce moralmente se stesso, libera e rende accessibile la cultura. Gli spazi materiali ed immateriali che prima erano di pochi, adesso sono di tutti. Liberazione della cultura che parla finalmente alle persone comuni. Ecco il senso di ciò che abbiamo fatto.
A chi ci critica per ogni minima cosa, rispondiamo dicendo, beh nessuno di noi è perfetto e ci scuserete, ma noi oggi scriviamo la storia di questo amato, ambito e meraviglioso libro chiamato Polistena. […]
Andiamo avanti 💪
@follower
[…] Ci rivolgiamo ai giovani che possono trovare nella cultura, occupazione, reddito, valorizzazione della loro intelligenza.
Non possiamo pensare alle nostre biblioteche ed ai musei come a parcheggi desolati di polvere ed acari. Noi oggi abbiamo salvato la cultura dall’invecchiamento del tempo. La cultura deve vivere sempre e gli animi non devono surriscaldarsi soltanto quando altri intendono prendersene cura.
Abbiamo realizzato questa opera in nome di un riscatto civile e sociale, non solo politico verso chi diceva che questo giorno non sarebbe mai arrivato.
E’ un capovolgimento di prospettiva che ribalta gli schemi gerarchici della scala sociale. Una classe popolare (possiamo usare questo termine o è proibito?) che gestisce spazi e risorse culturali, non per forza deve dipendere dal mecenatismo dell’aristocrazia di turno che pretende di rendere immutabile i rapporti sociali.
L’apertura del palazzo della cultura e soprattutto la sua titolarità pubblica dimostra che quando vi sono amministrazioni oneste, lungimiranti, implacabili le risorse pubbliche non generano perdite ma grandi opportunità, identiche per tutte e tutti.
Perciò abbiamo messo i libri in vetrina, per avvicinare il sapere all’uomo di strada che spesso è attratto dalle vetrine, solo per consumare, spendere, arricchire gli altri. Qui, al palazzo della cultura del Comune di Polistena non c’è niente da comprare, non c’è nessuno da arricchire, semmai è il contrario. Abbiamo creato un luogo dove chi lo frequenta arricchisce moralmente se stesso, libera e rende accessibile la cultura. Gli spazi materiali ed immateriali che prima erano di pochi, adesso sono di tutti. Liberazione della cultura che parla finalmente alle persone comuni. Ecco il senso di ciò che abbiamo fatto.
A chi ci critica per ogni minima cosa, rispondiamo dicendo, beh nessuno di noi è perfetto e ci scuserete, ma noi oggi scriviamo la storia di questo amato, ambito e meraviglioso libro chiamato Polistena. […]
Andiamo avanti 💪
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